Prevenzione al mare
Durante una giornata al mare può capitare di imbattersi in meduse, tracine o ricci di mare. Sebbene il contatto con questi animali possa essere doloroso, nella maggior parte dei casi non rappresenta un'emergenza grave. Conoscere i comportamenti corretti e sfatare alcuni falsi miti aiuta a gestire la situazione in modo sicuro ed efficace.
Il contatto con i tentacoli di una medusa può provocare bruciore, arrossamento e prurito. La prima cosa da fare è uscire dall'acqua e risciacquare la zona con acqua di mare, evitando di strofinare la pelle. Se sono presenti residui di tentacoli, è consigliabile rimuoverli delicatamente con una pinzetta o con un oggetto rigido, senza utilizzare le mani nude.
La tracina è un pesce che vive nascosto nella sabbia e può pungere con gli aculei dorsali se viene calpestato. La puntura provoca un dolore intenso ma, nella maggior parte dei casi, si risolve senza conseguenze.
Il trattamento più efficace consiste nell'immergere la parte colpita in acqua calda (non ustionante) per circa 30-90 minuti, poiché il veleno è sensibile al calore. È importante pulire accuratamente la ferita e rivolgersi a un medico se il dolore è molto intenso, persistente o compaiono sintomi generali.
Gli aculei dei ricci di mare possono spezzarsi e rimanere nella pelle, causando dolore e infiammazione. Se possibile, vanno rimossi delicatamente con una pinzetta, evitando manovre aggressive che potrebbero romperli ulteriormente. Successivamente è consigliabile lavare e disinfettare la zona e monitorare l'eventuale comparsa di segni di infezione.
Quando è opportuno consultare un medico? È consigliabile rivolgersi a un professionista sanitario se:
il dolore è molto intenso o non migliora; compaiono difficoltà respiratorie, gonfiore diffuso o altri segni di reazione allergica; la ferita presenta arrossamento crescente, pus o febbre; rimangono aculei profondi o difficili da rimuovere.
La prevenzione rimane la migliore alleata: indossare scarpette da scoglio nelle zone rocciose o sabbiose, osservare l'ambiente marino e rispettare la fauna sono semplici accorgimenti che permettono di vivere il mare in sicurezza.
Che cosa ci fa stare bene? Creare con le mani e con la testa, muoverci liberamente, incontrare le persone, ma anche imparare qualcosa di nuovo, trascorrere del tempo nella natura, divertirci insieme. Questa sarà una giornata aperta a tutte le generazioni per scoprire attività che promuovono il benessere e la qualità di vita. Atelier artistici, attività motorie, esperienze creative per bambini e famiglie, fattoria didattica, laboratorio circense e molto altro: occasioni per lasciarsi ispirare e trovare nuove idee da portare nella propria quotidianità.
In occasione della Giornata nazionale delle cure domiciliari, ACD invita tutta la comunità a provare, condividere e conoscere attività che fanno bene al corpo, alla mente e alle relazioni.
Per partecipare alle attività e al pranzo è necessario iscriversi entro il 30 agosto compilando il form, o al numero 091 640 30 60.
Assicurazione infortuni a carico dei partecipanti.
Perché cerchiamo ciò che ci gratifica: dentro il sistema di ricompensa
Il sistema di ricompensa guida molte delle nostre scelte quotidiane, spesso senza che ce ne rendiamo conto. Dalla gratificazione immediata alle abitudini che diventano automatismi, questo circuito cerebrale influenza comportamenti, emozioni e vulnerabilità. Nell’intervista a Marcello Cartolano, Presidente Ticino Addiction, Vicedirettore Ingrado, approfondiamo come nascono le abitudini, quando diventano problematiche e perché comprenderle è essenziale per accompagnare chi vive queste esperienze. Un dialogo che aiuta a vedere oltre il giudizio e dentro i meccanismi che ci muovono.
Il sistema di ricompensa: perché ripetiamo ciò che ci gratifica?
Il nostro cervello è costruito per cercare ciò che ci fa stare bene, e per farlo in fretta. Alla base c'è il “Sistema di ricompensa”, un circuito antico che, attraverso la dopamina, segnala "questo conta, ripetilo". È un meccanismo prezioso: ci ha permesso di nutrirci, legarci agli altri, imparare. Il punto è che non distingue tra ciò che ci fa bene a lungo termine e ciò che offre solo un sollievo immediato. Una gratificazione veloce — uno zucchero, una notifica, una sostanza, una giocata — attiva lo stesso circuito di una conquista faticosa, ma senza chiederci nulla, e ce la consegna subito. Per questo la cerchiamo, spesso senza accorgercene.
Da qui nascono le abitudini
Un'abitudine è un automatismo che il cervello costruisce per risparmiare energia: di fronte a un segnale familiare (la sera, la noia, una tensione) parte una routine che porta a una ricompensa. Una volta consolidato, lo schema funziona quasi da solo, sotto la soglia della consapevolezza. È il motivo per cui possiamo ripetere un comportamento anche quando sappiamo che ci fa male: la parte razionale "capisce", ma non è quella ai comandi nel momento in cui scatta l'automatismo. Sapere non basta, e questo non è un difetto di volontà né una questione di carattere.
Quando un'abitudine diventa un problema?
Il confine non è il comportamento in sé, ma la relazione che abbiamo con esso. Vale tanto per le sostanze quanto per comportamenti del tutto leciti e quotidiani: il gioco, lo schermo, il cibo, l'acquisto. Contano il bisogno crescente di ripetere, la difficoltà a fermarsi anche volendolo, il fatto che il comportamento continui nonostante le conseguenze e occupi spazio togliendolo ad altro: relazioni, lavoro, interessi. C'è un passaggio chiave: all'inizio cerchiamo qualcosa per provare piacere, poi finiamo per ripeterlo solo per non stare male. Quando si arriva lì, l'automatismo è diventato compulsivo.
Il ruolo delle emozioni
In tutto questo, le emozioni pesano moltissimo. Stress, ansia, solitudine e pressione sociale non sono dettagli di contorno: sono spesso il vero motore. Molti comportamenti che definiamo "poco salutari" sono in realtà tentativi di compensare un disagio, di calmarsi, di sentirsi parte di qualcosa. Funzionano, nell'immediato, ed è proprio questo che li rende così difficili da lasciare. Riconoscerlo non significa giustificare, ma capire: dietro un comportamento che si ripete c'è quasi sempre un bisogno che chiede ascolto, e una persona che merita di essere accompagnata senza giudizio.
Quali segnali non andrebbero sottovalutati?
L'aumento progressivo della frequenza o della quantità; il bisogno di nascondere o minimizzare; l'irritabilità quando non si può fare; il ricorso al comportamento per gestire ogni emozione difficile; il restringersi della vita attorno a una sola cosa; la preoccupazione di chi ci sta vicino. Nessuno di questi, da solo, è una condanna: sono inviti ad ascoltarsi prima, e a chiedere aiuto senza vergogna, quando le proprie risorse non bastano. La buona notizia è che il cervello che ha imparato un automatismo può anche disimpararlo: i circuiti che ci hanno condotto fin qui restano capaci di cambiare.
Parlarne insieme, professionisti e persone che vivono queste esperienze, è già un primo passo: trasforma un automatismo silenzioso in qualcosa che possiamo guardare, comprendere e, quando serve, cambiare ed eventualmente curare.
Marcello Cartolano, Presidente Ticino Addiction, Vicedirettore Ingrado – Servizi per le dipendenze
Sonno e salute: comprendere un equilibrio fondamentale
Il sonno è una delle funzioni più essenziali del nostro organismo, eppure rimane tra le meno intuitive. Mentre bisogni primari come nutrirsi o vedere hanno una finalità immediatamente comprensibile, il dormire continua a sollevare domande: perché il nostro cervello ha bisogno di questa sospensione quotidiana? Quali processi si attivano mentre riposiamo e in che modo il sonno sostiene la nostra salute fisica ed emotiva?
In questa intervista, la dottoressa Silvia Riccardi, capo clinica del Centro di medicina del sonno dell'EOC, ci accompagna dentro la complessità del sonno, spiegando cosa accade nel cervello durante le diverse fasi, come cambia nel corso della vita e perché una corretta igiene del riposo è fondamentale. Un viaggio scientifico e clinico che aiuta a comprendere meglio un bisogno universale, spesso sottovalutato ma decisivo per il nostro equilibrio quotidiano.
Se bisogni primari come nutrirsi o vedere hanno una funzione immediatamente comprensibile, perché invece dormiamo?
Il sonno è un bisogno fondamentale del nostro organismo, tanto quanto mangiare o bere, anche se la sua funzione è meno evidente. Dormire serve innanzitutto a “ricaricare” il cervello: aiuta memoria, attenzione, apprendimento ed equilibrio emotivo. È il momento in cui le informazioni raccolte durante la giornata vengono organizzate e consolidate. Si è visto che durante il sonno profondo l’attività bioelettrica cerebrale consente di selezionare e consolidare le informazioni apprese durante il giorno. Per quanto riguarda le emozioni invece si suppone che il sonno REM e i sogni che si sperimentano durante fase di sonno possano avere un ruolo nella rielaborazione degli aspetti emotivi.
Durante il sonno poi si verifica anche la regolazione di processi ormonali e metabolici, ad esempio l’ormone della crescita, fondamentale per lo sviluppo, ha tipicamente un picco notturno; il sonno influisce sul metabolismo e l’appetito, un’alterazione del sonno comporta una alterata regolazione degli ormoni che regolano l’appetito e la sazietà. Persone che svolgono lavoro turnista con turni di notte e deprivazione di sonno sono più a rischio di alterazioni metaboliche, del sistema immunitario.
Inoltre, si è più di recente scoperto che il sonno è il momento in cui il cervello elimina sostanze di scarto che si accumulano mentre siamo svegli.
Non conosciamo ancora completamente tutti i motivi per cui dormiamo, ma sappiamo con certezza che dormire troppo poco o male ha effetti importanti sulla salute fisica e mentale.
Quale attività biochimica e bioelettrica avviene nel cervello nel dormire?
Il sonno non é semplicemente lo “spegnimento” del cervello, ma è indotto da una modifica dell’attività cerebrale e dall’attivazione di aree specifiche che lo regolano. Il cervello continua a essere attivo, anche se in modo diverso rispetto alla veglia. Dal punto di vista biochimico, cambiano molte sostanze che regolano il funzionamento del cervello. Alcuni neurotrasmettitori legati all’attenzione e alla vigilanza diminuiscono o sono in qualche modo disattivati, mentre altri che favoriscono il sonno si attivano.
Oltre a non essere un processo passivo, il sonno è anche un processo dinamico, che varia nel corso della notte, per cui anche l’attività cerebrale si modifica in maniera dinamica durante la notte. Dal punto di vista bioelettrico, le cellule nervose modificano il loro modo di comunicare. Nelle fasi profonde del sonno l’attività elettrica cerebrale diventa più lenta e sincronizzata: è come se grandi gruppi di neuroni lavorassero “a ritmo comune”. Durante il sonno REM, la fase in cui sogniamo di più, l’attività cerebrale torna invece più simile a quella della veglia (negli animali infatti in ambito scientifico il sonno REM viene chiamato “sonno paradossale”).
In più, il sonno è regolato anche dal nostro “orologio biologico”, chiamato ritmo circadiano. Si tratta di un sistema interno che organizza nell’arco delle 24 ore molte funzioni del corpo, tra cui sonno, temperatura corporea, produzione di ormoni e livelli di attenzione, per cui le ore notturne rappresentano la “finestra” favorevole in cui il sonno si manifesta. La luce è il principale segnale che regola questo orologio: la luce del mattino è uno stimolo risvegliante per il cervello, mentre con il buio aumenta la produzione di melatonina, un ormone che favorisce il sonno.
Esistono diverse qualità di sonno o cicli del sonno? II sonno differisce (in quantità e qualità) secondo l’età?
Sì, come già accennato il sonno non è tutto uguale, ma è organizzato in diversi stadi che si alternano durante la notte in veri e propri cicli. In generale distinguiamo:
- il sonno Non-REM, distinto a sua volta in fasi di sonno più leggero, fase di transizione tra veglia e sonno, e sonno profondo, importante per il recupero, il consolidamento della memoria e degli apprendimenti, oltre che per i processi di “pulizia” delle sostanze di scarto dal cervello
- il sonno REM, associato ai sogni più vividi e particolarmente importante per l’ elaborazione delle emozioni.
Queste fasi si susseguono più volte durante la notte in cicli che durano circa 90 minuti.
Il sonno cambia molto anche con l’età, sia nella quantità sia nella qualità. I neonati dormono moltissime ore e passano molto tempo nel sonno REM. Bambini e adolescenti hanno ancora bisogno di molte ore di sonno ( fino a 10-11 ore) e presentano un sonno profondo molto sviluppato. Con l’età adulta il numero di ore tende a ridursi e tende a stabilizzarsi sulle “famose” 7-8 ore di sonno. Nelle persone anziane, invece, il sonno spesso diventa più leggero e frammentato, con più risvegli notturni e una minore quantità di sonno profondo.
In ogni caso esiste una variabilità individuale, anche tra individui di una stessa fascia di età, per cui ci sono persone che consideriamo come “brevi dormitori”, ossia che hanno bisogno di un minor numero di ore di sonno, e “lungo-dormitori” che, anche in età adulta, hanno bisogno di un maggior numero di ore di sonno.
Vista l’importanza del dormire, quali sono le buone regole per una adeguata igiene del sonno?
Per dormire bene spesso sono utili alcune semplici abitudini, chiamate “igiene del sonno”. Servono ad aiutare il cervello e il corpo a mantenere un ritmo sonno-veglia regolare.
Le principali regole sono:
- Mantenere orari regolari, andando a dormire e svegliandosi più o meno alla stessa ora;
- Mantenere un ambiente per il sonno, confortevole, quieto, buio, non troppo caldo.
- Usare il letto soprattutto per dormire, evitando di lavorare o guardare la televisione a letto.
- Creare una routine regolare rilassante alla sera, di “transizione” tra il momento della veglia e quello del sonno notturno, una sorta di “zona cuscinetto” per proteggere il momento dedicato al sonno da tutto quello che attiva e stimola il nostro cervello durante il giorno
- Ridurre l’uso di smartphone, tablet e computer prima di dormire, sia perché comportano una attivazione cerebrale, sia perché la luce è uno stimolo risvegliante che agisce sul nostro orologio biologico
- Esporsi alla luce naturale durante il giorno, soprattutto al mattino;
- Evitare stimolanti (caffeina, nicotina ) alcune ore prima di coricarsi
- Evitare l’uso di alcool prima di coricarsi
- Fare attività fisica regolarmente, tendenzialmente evitando l’esercizio intenso poco prima di coricarsi
Nei percorsi formativi con il nostro personale, nell’affrontare il tema dell’insonnia ci ha resi attenti a non confondere problemi legati “a pensieri angosciosi o rielaborazioni individuali che non fanno dormire” da disfunzionalità nell’attività del cervello che non fanno dormire (ad esempio, apnee notturne, irrequietezza nel dormire o modifiche dei cicli circadiani dovuti a turni notturni); rilevare i motivi o inquadrare i motivi per i quali non si dorme bene è dunque di estrema importanza?
I disturbi del sonno sono molti e sono differenti tra di loro. Quando vi è un problema di sonno è fondamentale un corretto inquadramento diagnostico come prima cosa, che ci consente di identificare il disturbo e quindi proporre la terapia adeguata. Una corretta diagnosi differenziale di un “disturbo del sonno”, per usare un termine generico, consente di capire se si tratta effettivamente di una insonnia, se questa è una problematica cronica, e consente di identificare segni o sintomi di altre possibili patologie soggiacenti come apnee notturne, eccessiva attività motoria durante il sonno, problematiche del ritmo circadiano, per citarne alcune. I sintomi possono sembrare simili — difficoltà ad addormentarsi, risvegli notturni, stanchezza durante il giorno — ma le cause possono essere molto diverse. Per questo è importante non fermarsi solo al sintomo “dormo male”, ma cercare di capire cosa lo provoca.
È normale avere occasionalmente una notte disturbata. Se però difficoltà ad addormentarsi, risvegli frequenti o stanchezza diurna persistono nel tempo, può essere utile parlarne con un medico o uno specialista del sonno.
Le alterazioni del sonno rappresentano un ambito complesso e interdisciplinare, che richiede la collaborazione tra medico curante, psichiatra e neurologo? In questo contesto, di cosa si occupa il Servizio di Medicina del Sonno dell’Istituto di Neuroscienze della Svizzera Italiana, dove lei è attiva, e quali sono oggi le principali direzioni della ricerca scientifica in questo settore?
Sì. I disturbi del sonno sono un ambito fortemente interdisciplinare, perché il sonno coinvolge il cervello, il metabolismo, la respirazione, la salute mentale e il comportamento. Per questo, in molti casi, è importante una collaborazione tra diverse figure professionali: medico curante, neurologo, psichiatra, pneumologo, psicologo ma anche altri specialisti, ad esempio l’otorinolaringoiatra, a seconda del problema specifico.
Il Servizio di Medicina del Sonno dell’Istituto di Neuroscienze della Svizzera Italiana si occupa della diagnosi e della cura dei principali disturbi del sonno. Tra questi vi sono insonnia, apnee notturne, disturbi del ritmo circadiano, eccessiva sonnolenza diurna, disturbi motori nel sonno e comportamenti anomali durante il sonno, come alcune parasonnie.
L’attività comprende sia la valutazione clinica sia esami specialistici del sonno, che permettono di osservare durante la notte parametri come respirazione, attività cerebrale, movimenti e ritmo cardiaco. L’obiettivo è capire la causa del disturbo e proporre un trattamento personalizzato.
La ricerca scientifica in questo settore sta crescendo molto. Oggi sappiamo sempre meglio quanto il sonno sia legato alla salute generale e quanto possa influenzare memoria, umore, rischio cardiovascolare e persino alcune malattie neurodegenerative.
Dr.ssa Silvia Riccardi, capo clinica del Centro di medicina del sonno dell'EOC.
Quando è allergia? Segnali, differenze e buone pratiche
Le allergie in età pediatrica sono un tema che coinvolge sempre più famiglie, generando domande, dubbi e la necessità di informazioni affidabili. Riconoscere i sintomi, distinguere le diverse reazioni e sapere come prevenire i rischi nei primi anni di vita può fare una grande differenza nel benessere del bambino. Per offrire ai genitori un orientamento chiaro e basato sulle evidenze, ACD ha raccolto il contributo del PD Dr. med. Marcel Bergmann, Specialista in pediatria e in allergologia e immunologia clinica, figura di riferimento sul territorio, e di Giovanna Pettenuzzo Piattini, Infermiera Consulente Materno Pediatrica di ACD, che da anni affianca le famiglie nei percorsi di cura e prevenzione. Il loro sguardo complementare permette di affrontare il tema delle allergie con competenza clinica e attenzione concreta alla quotidianità dei genitori.
1. Come posso capire se i sintomi di mio figlio sono causati da un’allergia?
MB: Dipende naturalmente di che allergia si sta parlando. L'allergia alimentare si manifesta di solito con sintomi di rapida insorgenza, nelle 2 ore dal consumo dell'alimento, con tipicamente prurito orale (questo già mentre si mangia l'alimento) fino a una reazione sistemica (anafilattica), che coinvolge vari organi del corpo, come orticaria, angioedema, sintomi respiratori (tosse secca insistente, fischi, fatica a respirare), sintomi gastrointestinali (nausea, vomito, crampi) e raramente un coinvolgimento cardio-circolatorio (shock anafilattico). Queste forme di allergie alimentari, chiamate anche primarie, si manifestano di solito durante i primi anni di vita e sono spesso limitate a cibi noti allergizzanti come latte, uova, frumento, soia, arachidi, noci, semi (sesamo), pesce e crostacei. Nei pazienti allergici ai pollini può subentrare, dall'età pre-scolastica in poi, un'allergia alimentare secondaria su cross-sensibilizzazione con i pollini (in particolare la betulla) dove la reattività è di solito esclusivamente orale (prurito orale) al consumo di certa frutta o verdura cruda. Esistono anche delle forme di allergie alimentari con sintomi esclusivamente gastro-intestinali (vomito a ripetizione, scarsa presa-staturo-ponderale) in bambini di solito sotto l'anno di vita, spesso dovuti al latte vaccino.
Per quel che concerne le allergie respiratorie, i sintomi tipici sono rinite e/o congiuntivite pruriginosa, asma. I sintomi possono essere presenti durante i mesi primaverili/estivi (stagionali) se parliamo di pollini o presenti tutto l'anno in caso di un'allergia ad un allergene dell'ambiente interno (acari della polvere, animali).
2. In che modo i genitori possono distinguere le allergie alimentari dalle intolleranze?
MB: L' alimentare è una reazione del nostro sistema immunitario al contatto con una proteina alimentare con nella maggior parte dei casi un reattività immediata, spesso sistemica dopo il consumo dell'alimento in questione (vedi sopra). Le intolleranze vengono definite come una difficoltà a digerire certi zuccheri negli alimenti con allora sintomi gastro-intestinali post-prandiali (nausea, crampi, diarrea), come succede per esempio a chi è intolleranza al lattosio, lo zucchero contenuto nel latte.
3. Quali buone pratiche possono aiutare a prevenire o ridurre il rischio di allergie nei primi anni di vita?
GPP: Le nuove raccomandazioni svizzere del 2025 sulla prevenzione delle allergie nei neonati si basano su un approccio semplice: aiutare il sistema immunitario del bambino a svilupparsi in modo naturale fin dai primi mesi di vita. L’obiettivo è ridurre il rischio di allergie, soprattutto nei bambini più predisposti, abituandoli gradualmente sia agli alimenti sia all’ambiente.
Si consiglia, quando possibile, l’allattamento esclusivo al seno per i primi 4-6 mesi. Se l’allattamento non è possibile, si possono utilizzare normali formule per lattanti, senza necessità di prodotti particolari, salvo diversa indicazione medica.
A partire tra il quarto e il sesto mese, le evidenze scientifiche dimostrano l’importanza dell’introduzione di alimenti solidi, includendo anche quelli che possono dare allergie come uova, arachidi, latticini o glutine. Questa introduzione deve avvenire gradualmente e
mentre si continua, se possibile, l’allattamento. Durante la gravidanza e l’allattamento, la mamma non ha bisogno di evitare alimenti allergenici per prevenire allergie nel bambino, a meno che non abbia allergie personali.
Anche l’ambiente ha un ruolo importante: non è necessario mantenere condizioni troppo sterili. Il normale contatto con l’ambiente, compresa la presenza di animali domestici, può avere un effetto protettivo.
Infine, è fondamentale evitare l’esposizione al fumo di sigaretta, perché può aumentare il rischio di problemi respiratori e allergie nel bambino.
Queste indicazioni aiutano a proteggere la salute del bambino fin dai primi mesi, favorendo uno sviluppo equilibrato del suo sistema immunitario.
Giovani, tabacco e nicotina: una sfida che cambia volto
ACD promuove regolarmente incontri di prevenzione sul fumo e sull’uso dei nuovi prodotti a base di nicotina, con l’obiettivo di offrire a giovani, famiglie e professionisti strumenti aggiornati per comprendere un fenomeno in rapida evoluzione. In questo contesto abbiamo chiesto a Jocelyne Gianini, referente della Lega polmonare ticinese, di aiutarci a leggere i dati più recenti, le strategie dell’industria e le principali sfide per la salute dei giovani. Le sue risposte offrono uno sguardo chiaro e concreto su come riconoscere i rischi e rafforzare la prevenzione sul territorio.
1) Quali sono i dati più recenti in Svizzera sull’uso di tabacco e prodotti a base di nicotina tra i giovani, e quali tendenze osservate a livello nazionale e cantonale?
I dati più recenti mostrano che in Svizzera il consumo di tabacco e prodotti a base di nicotina resta preoccupante, soprattutto tra i giovani. Nel 2025 il 22,5% della popolazione dai 15 in su ha consumato almeno mensilmente un prodotto con tabacco o nicotina; tra i 15-19enni il consumo di sigarette elettroniche almeno mensile raggiunge il 9,2%. (Dipendenze Svizzera).
Tra i giovani, la tendenza più evidente è il passaggio verso nuovi prodotti: e-sigarette, puff, snus, bustine di nicotina e prodotti aromatizzati. Circa il 45% dei giovani tra 18 e 24 anni consuma prodotti del tabacco e/o analoghi, mentre oltre quattro quindicenni su dieci hanno già provato sigarette elettroniche. In Ticino, i dati cantonali indicano che tra i 14enni circa 1 su 5 ha usato sigarette elettroniche negli ultimi 30 giorni; tra i 15enni quasi 1 su 3. (AT Svizzera, Dipendenze Svizzera, HBSC).
2) In che modo marketing, aromi e packaging continuano a rendere attrattivi per i giovani i nuovi prodotti del tabacco e della nicotina, nonostante le restrizioni vigenti?
Questi prodotti risultano attrattivi perché spesso vengono presentati con aromi dolci o fruttati, design moderni, packaging colorati e comunicazione vicina ai codici giovanili. Anche dove esistono restrizioni, l’industria continua a reinventare il mercato, proponendo nicotina sintetica, sali di nicotina e dispositivi discreti, a buon mercato, facili da usare e percepiti come meno dannosi. Molti minorenni iniziano il consumo di nicotina proprio attraverso le sigarette elettroniche e il consumo combinato di più prodotti è in constante aumento.
3) Alla luce di queste strategie, quali sono oggi le principali preoccupazioni per la salute dei giovani e quali comportamenti di rischio riscontrate più frequentemente?
Le principali preoccupazioni riguardano la normalizzazione del consumo, l’inizio precoce e lo sviluppo di dipendenza. La nicotina agisce su un cervello ancora in sviluppo e può rendere più difficile interrompere il consumo. I comportamenti a rischio più frequenti sono la sperimentazione precoce, l’uso occasionale che diventa regolare, il policonsumo e la sottovalutazione dei danni, soprattutto quando i prodotti sono aromatizzati o percepiti come “meno pericolosi”.
4) Quali strumenti, programmi e interventi mette in campo la Lega polmonare per contrastare l’aumento dell’uso di questi prodotti tra i giovani?
Per contrastare questa evoluzione, la Lega polmonare ticinese, insieme ai Partner del Programma di Azione Cantonale “Prevenzione alcol, tabacco e prodotti simili”, punta su sensibilizzazione, informazione e accompagnamento. Interviene nelle scuole e nei contesti formativi, nelle aziende e nelle organizzazioni. In diversi progetti collabora strettamente con Radix svizzera italiana. Promuove programmi come ready4life per rafforzare le competenze dei giovani, sostiene genitori e insegnanti con: strumenti informativi come Vapefree.info, momenti di sensibilizzazione e consulenze anche personalizzate con la possibilità di intraprendere percorsi di disassuefazione.
Il messaggio è chiaro: proteggere i giovani significa smascherare l’attrattiva dei nuovi prodotti, informando, rafforzando la prevenzione e offrendo strumenti concreti (tra cui la regolamentazione) per scegliere una vita libera dalla dipendenza da nicotina.
Jocelyne Gianini, responsabile del servizio di promozione e prevenzione presso la Lega polmonare ticinese.
7 marzo: Global Day of unplugging: spegnere i dispositivi e accendere la vita
Il 7 marzo si celebra il Global Day of unplugging, una giornata internazionale che invita a mettere in pausa la connessione digitale per riconnettersi con ciò che spesso trascuriamo: il tempo, le relazioni, il benessere personale. In un’epoca in cui smartphone e piattaforme online scandiscono ogni momento, prendersi uno spazio offline diventa un gesto di cura e consapevolezza.
Il digitale offre opportunità straordinarie, ma può anche trasformarsi in una presenza ingombrante. Notifiche continue, multitasking forzato, difficoltà a “staccare”: segnali che riguardano persone di tutte le età. Il Global Day of unplugging nasce proprio per ricordare che la tecnologia è uno strumento prezioso, ma non deve prendere il controllo.
Disconnettersi non significa rinunciare al digitale, ma imparare a gestirlo con equilibrio. Anche piccoli gesti possono fare la differenza: un’ora senza telefono, una passeggiata all’aria aperta, una cena senza schermi. Momenti semplici che aiutano a recuperare presenza, calma e qualità nelle relazioni.
ACD sostiene e organizza incontri che promuovono un uso consapevole della tecnologia e rimane un punto di riferimento per chi desidera approfondire questi temi o trovare supporto.
Bambini e adolescenti: un’attenzione particolare
Sebbene la giornata sia dedicata a tutti, i più giovani rappresentano una fascia particolarmente sensibile agli effetti di un uso eccessivo degli schermi. Per questo proponiamo un test di auto-valutazione rivolto esclusivamente agli adolescenti, utile per capire se il rapporto con lo smartphone è equilibrato o se emergono segnali di possibile dipendenza.
Coltivare un uso sano del digitale è un percorso condiviso. A volte basta un gesto semplice per ritrovare spazio e benessere: spegnere i dispositivi e accendere la vita.
Ex Calida -via Dante Alighieri 10
Come ci si alimenta racconta molto di ognuno di noi e della nostra cultura. A tavola la convivialità porta con sé
un patrimonio di conoscenze e valori che si tramandano di generazione in generazione che ci insegnano quanto sia forte la relazione tra cibo e famiglia. I pasti condivisi sono quindi momenti importanti di scambio. ACD organizza dei momenti conviviali e gastronomici, per sviluppare maggior coscienza rispetto ai valori nutritivi del cibo e far nascere momenti di scambio e socializzazione.
Saranno inoltre delle occasioni speciali per incontrare e conoscere gli operatori di ACD.
Inizio cena: ore 19, seguirà presentazione libro Flora Ferroviaria con Antonella Borsari.
Per chi lo desidera, è possibile partecipare alla passeggiata delle ore 17 alla scoperta della flora ferroviaria.
Iscrizioni a questo link.
Freschezza verde di asparagi, foglie verdi e germogli
Lasagne della nonna rivisitate (manzo)
Crema di ricotta magra alla frutta e profumo di menta
Contributo: Fr. 15.- a pasto
1 Bicchiere di vino compreso nel prezzo
(bicchiere aggiuntivo Fr. 6.- )
Su richiesta anticipata, garantiamo opzioni vegetariane e senza lattosio.
Un evento in collaborazione con l'Associazione Frequenze.
Iscrizione obbligatoria tramite form, entro una settimana prima dell’evento.
SIGMA: Giochi digitali per il benessere cognitivo: tra tecnologia, quotidianità e nuove possibilità
Evento
Martedì 23 settembre 2025,
ore 13.30-16.30
Aula 107, Stabile Piazzetta
Via Violino 11, Manno
Trasporto gratuito per utenti ACD. Per prenotazioni: 091 640 30 60.
Con l’aumento dell’aspettativa di vita, cresce anche l’attenzione verso il benessere cognitivo delle persone anziane.
Promuovere il mantenimento delle funzioni mentali nel tempo rappresenta oggi una delle principali priorità in ambito sanitario e
sociale. Per rispondere a questa esigenza, il progetto pilota SIGMA – attivo da gennaio 2023 a giugno 2025 – ha esplorato l’utilizzo di giochi digitali (serious games) per l’allenamento e il monitoraggio cognitivo a domicilio.
Lo studio, condotto dal Centro competenze pratiche e politiche sanitarie (CPPS) e dal Dipartimento tecnologie innovative (DTI) della SUPSI, con il sostegno finanziario della Fondazione Daccò, con il coinvolgimento attivo di ACD nella fase di sperimentazione e test, ha permesso di raccogliere preziose indicazioni sull’esperienza degli utenti e sul potenziale impatto di questi strumenti nella vita quotidiana. I risultati emersi saranno presentati e discussi in occasione dell’evento pubblico previsto per martedì 23 settembre presso l’aula 107 dello Stabile Piazzetta di Manno, dalle 13:30 alle 16:30, con rinfresco a seguire.
Programma:
13:30-13:45
Accoglienza e saluti istituzionali
Emanuele Carpanzano, Professore e Direttore Ricerca, sviluppo e trasferimento della conoscenza SUPSI
13:45-14:15
Comprendere il declino cognitivo: prospettive, sfide e opportunità
Leonardo Sacco, Caposervizio, Responsabile Memory Clinic Neurologica EOC
14:15-15:00
Presentazioni risultati Progetto SIGMA
Sara Levati, Docente-ricercatrice Senior
Alessandro Puiatti, Docente-ricercatore Senior
Masiar Babazadeh, Docente-ricercatore Senior
Jessica Demarchi, Assistente di ricerca
15:00-15:15
Pausa
15:15-16:30
Tavola rotonda
Daniele Altomare, ricercatore presso il Centro competenze anziani SUPSI
Luca Borgonovo, Responsabile Centro diurno terapeutico ProSenectute di Lugano
Brian Frischknecht, Direttore Spitex ACD Mendrisiotto e Basso Ceresio
Ida Crovi, partecipante progetto SIGMA
Teresa Ferrari, partecipante progetto SIGMA
16:30-17:00
Rinfresco
Iscrizioni
Evento gratuito.
È richiesta l’iscrizione online entro
il 15 settembre:
www.supsi.ch/go/evento-SIGMA
Contatti
Responsabile progetto
sara.levati@supsi.ch
Responsabile sviluppo piattaforma
alessandro.puiatti@supsi.ch
Responsabile sviluppo giochi
masiar.babazadeh@supsi.ch
https://sigma.supsi.ch/cms/
Giornata nazionale delle cure domiciliari – 6 settembre 2025
L’Associazione per l’Assistenza e la Cura a domicilio del Mendrisiotto e basso Ceresio (ACD) anche quest’anno celebra la Giornata Nazionale delle cure domiciliari, in programma il 6 settembre 2025, invitando la popolazione a partecipare a una giornata evento dedicato allo scambio e alla riflessione sulla salute, sul suo valore e come preservarla.
La salute è un equilibrio dinamico che nasce dall’armonia tra diversi fattori – biologici, ambientali, sociali, economici, politico e culturali. Pur avendo un’influenza limitata sugli aspetti biologici, possiamo nutrire e far crescere il nostro benessere attraverso scelte consapevoli, abitudini salutari e il pieno utilizzo delle opportunità offerte dal territorio che ci circonda.
Le cure domiciliari: più vicine alle persone, più vicine alla vita.
L’assistenza domiciliare non è solo cure: è presenza, ascolto e supporto che aiutano a vivere meglio ogni giorno. Accompagna le persone nel rafforzare il proprio benessere, valorizza le capacità individuali e crea le condizioni per una qualità di vita piena e soddisfacente, anche nei momenti di fragilità.
Tema 2025: benessere, natura, relazioni e identità del territorio.
Prendersi cura delle persone significa anche prendersi cura dei luoghi in cui vivono e dei legami che le fanno stare bene. Significa valorizzare ciò che, ogni giorno intreccia benessere, natura, relazioni e identità del territorio.
In questa giornata vogliamo ricordare che la salute si coltiva nelle case, nei sentieri, nei gesti semplici e condivisi. Vive nella vicinanza e nella comunità.
Ti invitiamo a riscoprire insieme il territorio che ci circonda. Nel programma troverai tante attività pensate per grandi e bambini, perché stare bene non ha età.
Passeggiate, visite, attività e giochi per scoprire, imparare e sorridere insieme. Ogni passo è un gesto di salute. Vi aspettiamo.
Per maggiori informazioni e iscrizioni entro il 1° settembre:
https://www.acdmendrisiotto.ch/6settembre
Si ringrazia il Comune di Castel San Pietro per la collaborazione e la disponibilità ad accoglierci negli spazi comunali per il pranzo, si ringraziano inoltre: Mulino di Bruzella, Mulino del Daniello, Mulino del Ghitello, Mulino di Maroggia, Masseria della Tana, Giardino Biodiverso, Apicoltura Monte, Fattoria Istituto Sant’Angelo, per accoglierci e accompagnarci nella scoperta dei tesori del nostro territorio.
Responsabile dell’evento, signora Sabrina Revolon 091 640 30 60
Direttore dell’Associazione, signor Brian Frischknecht 091 640 30 60