SWISS100: vivere fino e oltre i cent'anni, tra risorse, fragilità e relazioni
Barbara Masotti, sociologa e ricercatrice del Centro competenze anziani della SUPSI è stata co-responsabile della raccolta dati in Ticino. Ci racconta alcuni risultati dello studio e le loro implicazioni per l'accompagnamento delle persone molto anziane.
La ricerca ha anche l'obiettivo di contribuire a una visione meno stereotipata della grande anzianità. In questo spirito è nata la mostra itinerante Welcome to Your Future – I centenari in Svizzera, che ha fatto tappa a Bellinzona, affiancando ai risultati scientifici ritratti fotografici, testimonianze e attività rivolte al grande pubblico.
1. Dalle testimonianze raccolte nell'ambito di SWISS100, quali elementi emergono con maggiore forza sulla vita delle persone che raggiungono o superano i cento anni?
Un risultato interessante riguarda la soddisfazione per la propria vita, che rimane elevata in molti centenari, anche in presenza di problemi di salute, limitazioni funzionali e reti sociali spesso ridotte: a quest'età la maggior parte ha perso il coniuge e altre persone della propria generazione, talvolta anche un figlio. Il benessere non dipende infatti soltanto dalle condizioni oggettive, ma anche da come ciascuno vive e valuta la propria situazione e le proprie relazioni. E a cent'anni non mancano desideri e progetti: c'è chi vorrebbe fare qualche gita in automobile per godersi la campagna e persino chi desidera trovare una nuova compagna con cui condividere la vita.
2. Lo studio ha coinvolto anche familiari e caregiver. Quale ruolo svolgono nel benessere dei centenari e cosa emerge riguardo all'importanza delle reti di cura, sociali e di sostegno?
Il coinvolgimento dei familiari è stato fondamentale anche per conoscere i centenari che non potevano partecipare direttamente alle interviste. Nella quotidianità, le reti di sostegno contribuiscono al loro benessere offrendo non solo aiuto pratico, ma anche presenza, sicurezza e continuità delle relazioni. In Ticino, i centenari a domicilio ricevevano in media più di tre tipi di aiuto, combinando generalmente sostegno informale e professionale. Figlie e figli, anziani a loro volta, hanno spesso alle spalle anni di accompagnamento. Il loro ruolo cambia, ma non scompare, con l'ingresso in casa per anziani. E il sostegno può essere reciproco: anche i centenari continuano a offrire sostegno emotivo ai propri cari.
3. Quanto conta la possibilità di ricevere un supporto personalizzato, capace di adattarsi ai bisogni e alle preferenze della persona molto anziana?
Ricevere aiuto significa anche affidarsi ad altri, rinunciando talvolta a fare da sé. Persino a cent'anni c'è chi vorrebbe mantenere più autonomia e insiste per avere meno aiuti possibili. Un sostegno personalizzato deve quindi rispondere ai bisogni di cura, rispettando al tempo stesso abitudini, preferenze e possibilità di scelta. Conta molto anche la relazione con i professionisti: la continuità, la fiducia e l'interesse autentico per la persona e il suo vissuto possono fare la differenza, soprattutto quando i legami sociali sono limitati. In questo i familiari possono offrire conoscenze preziose: uno di loro ci ha raccontato di aver preparato un fascicolo sulla vita della madre per il personale della casa per anziani.
4. La longevità viene spesso raccontata attraverso numeri e statistiche. Cosa aggiungono le storie di vita dei centenari alla comprensione dell'invecchiamento e quale ruolo possono avere nel cambiare lo sguardo del pubblico sulla vecchiaia?
I centenari di oggi appartengono a una generazione che ha attraversato trasformazioni straordinarie: dalle difficoltà economiche e dalla Seconda guerra mondiale al miglioramento delle condizioni di vita, all'introduzione dell'AVS e alla conquista del diritto di voto da parte delle donne. Le loro storie ci permettono di capire come queste esperienze, insieme alle opportunità di istruzione, alle condizioni economiche e alle scelte personali, abbiano contribuito a plasmare percorsi molto diversi. Ci ricordano che non tutti arriviamo alla grande anzianità con le stesse risorse e che comprenderne le differenze è importante anche per costruire forme di sostegno attente alle diverse situazioni di vita.