Farmaci e sicurezza
Laura Cavazzi, farmacista ospedaliera e clinica. Laureata in Farmacia all’Università di Pavia, nel 2017 ha conseguito la specializzazione in Farmacia Ospedaliera presso l’Università degli Studi di Milano.
Ha lavorato in Francia, prima all’Ospedale di Ernée, poi al CHU di Reims e successivamente all’Ospedale Annecy Genevois, occupandosi di farmacia clinica, analisi delle prescrizioni, riconciliazione terapeutica, farmacovigilanza e dispositivi medici.
Da marzo 2023 è entrata nel mondo delle cure domiciliari nel Cantone di Ginevra, dove ha lavorato come farmacista clinica nell’ambito dell’ospedalizzazione a domicilio. Da settembre 2024 collabora con ACD come farmacista consulente.
È un percorso che ha permesso di conoscere la terapia farmacologica in contesti molto diversi, dall’ospedale al domicilio, e di sviluppare soprattutto una visione molto concreta del farmaco: non soltanto se una terapia è indicata, ma se è appropriata per quella persona, sicura e realmente gestibile nella sua quotidianità.
In che misura un farmaco può diventare “pericoloso” per la persona? Per la tossicità? Per l’alto numero di farmaci assunti? I farmaci sono tutti compatibili l’uno con l’altro?
Ogni farmaco possiede un beneficio atteso ma anche un potenziale di rischio. La sicurezza dipende certamente dalle caratteristiche proprie del medicamento, ma anche dalla dose, dalla durata del trattamento e, soprattutto, dalle condizioni del paziente. Età, funzione renale ed epatica, comorbidità e terapie concomitanti possono modificare in maniera significativa sia l’efficacia sia la tollerabilità di un farmaco. Un dosaggio corretto per un paziente può, per esempio, risultare eccessivo in presenza di insufficienza renale; allo stesso modo, un’associazione terapeutica ben tollerata in una persona può diventare problematica in un’altra.
La polifarmacoterapia merita particolare attenzione, soprattutto nel paziente anziano e pluripatologico. Il problema non è il numero dei farmaci in sé: una terapia complessa può essere perfettamente giustificata. Tuttavia, aumentando il numero dei medicamenti aumenta anche la probabilità di interazioni, duplicazioni, effetti indesiderati e difficoltà nella gestione quotidiana.
I farmaci non sono tutti compatibili tra loro. L’associazione tra un anticoagulante e determinati antinfiammatori può, per esempio, aumentare il rischio emorragico; più farmaci con effetto sedativo possono favorire sonnolenza, confusione e cadute.
Anche prodotti fitoterapici, integratori o farmaci acquistati senza prescrizione possono interferire con una terapia già in corso.
Per questo la valutazione farmacologica non dovrebbe mai limitarsi al singolo medicamento, ma considerare l’intero schema terapeutico nel contesto clinico della persona.
Di cosa si occupa la figura della farmacista consulente e perché è così importante che un servizio di aiuto domiciliare disponga di questa consulenza?
Gli utenti seguiti a domicilio sono spesso persone con più patologie e terapie complesse. Nella loro presa in carico possono intervenire il medico curante, diversi specialisti – cardiologo, diabetologo, psichiatra e altri – l’ospedale, la farmacia e gli infermieri domiciliari. In questo contesto il rischio principale non è la presenza di più professionisti, ma la possibilità che le informazioni sulla terapia non siano perfettamente allineate.
Il valore della farmacista consulente è quindi soprattutto questo: fare da collegamento tra il medicamento, il paziente e i diversi professionisti che partecipano alla sua cura.
La farmacista consulente porta all’interno dell’équipe una competenza specifica sul farmaco e sulla gestione complessiva della terapia.
Una parte rilevante della mia attività riguarda l’analisi delle prescrizioni e la riconciliazione terapeutica. Valuto indicazioni, dosaggi, interazioni, duplicazioni e necessità di monitoraggio e, quando emerge una criticità, mi confronto con il medico prescrittore per proporre eventuali ottimizzazioni. In alcuni casi questo comporta anche una rivalutazione delle terapie croniche. La deprescrizione, quando appropriata, non significa semplicemente ridurre il numero dei farmaci, ma verificare se ogni trattamento conservi ancora un’indicazione, un beneficio atteso e un rapporto beneficio-rischio favorevole.
Un altro ambito importante riguarda il supporto agli infermieri sul territorio. Alcune terapie possono essere relativamente semplici da gestire in ospedale ma richiedere, al domicilio, una valutazione più accurata delle modalità di preparazione e somministrazione.
Ricostituzione, diluizione, stabilità, compatibilità, vie e tempi di somministrazione sono aspetti sui quali il farmacista può fornire un supporto diretto, anche attraverso procedure e protocolli condivisi, in particolare per le terapie parenterali.
Infine c’è la formazione, sia degli operatori sia dei pazienti. Conoscere la terapia, sapere come gestirla e riconoscere precocemente una possibile criticità sono elementi essenziali della sicurezza.
Il farmacista consulente si inserisce quindi in un lavoro multidisciplinare, con una funzione di raccordo tra prescrizione, somministrazione e monitoraggio della terapia.
Quali sono gli sviluppi futuri nella sicurezza della gestione dei farmaci?
Uno degli sviluppi più importanti riguarda la continuità dell’informazione farmacologica.
Il paziente dovrebbe poter disporre di una terapia aggiornata e univoca, condivisa tra ospedale, medico curante, specialisti, farmacia e assistenza domiciliare. Molti errori non derivano infatti da una scelta farmacologica sbagliata, ma da informazioni incomplete, non aggiornate o non correttamente trasmesse nei passaggi di cura.
Un secondo ambito riguarda la revisione periodica e strutturata delle terapie, soprattutto nei pazienti anziani, pluripatologici e polimedicati. Non è sufficiente intervenire quando compare un problema: è necessario identificare precocemente le situazioni a maggior rischio e rivalutare nel tempo appropriatezza, dosaggi, interazioni e necessità dei singoli trattamenti.
La digitalizzazione potrà certamente offrire strumenti sempre più efficaci di supporto, soprattutto se consentirà di integrare la terapia con dati clinici rilevanti, come funzione renale, parametri di laboratorio, allergie e comorbidità.
Resta però centrale il giudizio professionale. Un sistema informatico può segnalare un’interazione o un potenziale rischio; spetta poi al clinico valutarne il significato reale per quello specifico paziente.
Credo infine che la sicurezza farmacologica dipenderà sempre più dalla capacità di lavorare in modo interdisciplinare e di coinvolgere attivamente il paziente nella conoscenza e nella gestione della propria terapia.
La sicurezza del farmaco non dipende soltanto dalla correttezza della prescrizione, ma dalla qualità dell’intero percorso terapeutico. Il contributo del farmacista clinico sta proprio qui: rendere la terapia più appropriata, più coerente e più sicura lungo tutte le fasi della presa in carico del paziente.